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Verso un rivoluzionamento dei nostri modelli alimentari, Claude Aubert,
Un articolo di Le Monde Diplomatique invita a diminuire drasticamente
il consumo di carne per salvare l'ambiente. Nel mondo ambientalista
sono ormai sempre di più gli studiosi che denunciano come uno
dei modi più potenti di proteggere l'ambiente è quello di
cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e
diminuendo il consumo di carne e altri alimenti di origine animale
(latte, uova). Nella rivista "L'Atlante per l'Ambiente" di Le Monde
Diplomatique, disponibile in edicola in italiano (dicembre 2007) si
analizzano vari aspetti estremamente preoccupanti dell'impatto negativo
sull'ambiente delle attività umane. Uno di questi articoli si
intitola appunto "Verso un rivoluzionamento dei nostri modelli
alimentari", ne è autore il francese Claude Aubert, ingegnere
agronomo specializzato in agricoltura biologica. Nell'articolo si fa
notare come in tutti i paesi industrializzati ci sia ormai lo stesso
tipo di alimentazione, nonostante le differenze tra le varie
tradizioni, e come si siano profondamente modificate le abitudini
alimentari rispetto a solo pochi decenni fa. Oggi, se si suggerisce di
non mangiare carne tutti i giorni, i più si comportano come se
sentissero qualcosa che non sta né in cielo né in Terra e
andasse contro il buon senso comune, ma in realtà
quest'abitudine della carne a tutti i pasti è un'abitudine
recentissima. Il cambiamento delle nostre abitudini alimentari è
caratterizzato da un'inversione del rapporto vegetale/animale nelle
fonti di proteine, oltre che da un forte consumo di grassi, zuccheri e
prodotti raffinati anziché "come colti". Tutto questo ha un
impatto negativo sia sull'ambiente che sulla nostra salute. Per quanto
riguarda l'ambiente, leggiamo che "occorre da tre a quindici volte
più superficie per produrre la stessa quantità di
proteine sotto forma animale invece che vegetale, il consumo di energia
è molto alto e il costo esorbitante". Sul fronte "salute",
questo genere di alimentazione contribuisce "all'aumento dell'incidenza
di molte malattie, in particolare cancro, malattie cardiovascolari e
diabete". Secondo l'autore bisognerebbe smettere di sostenere che il
costante aumento della speranza di vita sarebbe la prova di
un'alimentazione adeguata: presto si subiranno le conseguenze delle
scellerate scelte di vita oggi imperanti - cattiva alimentazione,
sedentarietà, inquinamento - per ora troppo recenti per essersi
già tradotte in aumento della mortalità. Altro passo
importante riportato è la la dichiarazione del 2002 sul
Bollettino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: Si ritiene
che entro il 2020 i due terzi del carico mondiale di morbilità
saranno imputabili a malattie croniche non trasmissibili, in
maggioranza chiaramente associate al regime alimentare. Il passaggio a
un'alimentazione contenente un maggior numero di derrate alimentari
raffinate, di alimenti di origine animale e di grassi ha un ruolo
importante nelle attuali epidemie di obesità, diabete e malattie
cardiovascolari, che si aggiungono ad altre affezioni non
trasmissibili. Il modello alimentare suggerito dall'articolo coniuga,
secondo l'autore stesso, sia l'aspetto sanitario (consente di
mantenerci in buona salute) che quello storico ed etnologico (rispetto
delle tradizioni e delle necessità dei vari popoli del mondo),
che quello ecologico (diminuisce l'inquinamento e tiene conto della
limitazioni delle risorse) e consiste nel cambiare modello agricolo,
mangiare meno carne, consumare prodotti locali, di stagione e poco
raffinati. L'autore afferma che "i poteri pubblici mostrano
un'eccessiva cautela, quando si tratta di opporsi alle lobby agricole e
agroalimentari". Ma va anche aggiunto che, su questo fronte, il singolo
cittadino ha un grande potere: può decidere lui cosa mangiare,
non serve che glielo indichino le istituzioni. Sta a noi, dunque, far
cambiare le cose.
Informazioni: NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione) |


