
Le nostre campagne
In difesa degli animali

L'interessante iniziativa, fortemente voluta dall'assessore all'Ecologia Mauro Guerra, pone la città all'avanguardia fra i comuni che si affacciano sul lago di Garda sul modo di fare cultura, ambiente e turismo nel rispetto dell'ecosistema e della fauna locale. Per il momento sono stati realizzati una serie di cartelli didattici fortemente innovativi, predisposti in collaborazione con VerdeBlu, per spiegare a residenti e turisti i motivi per cui è meglio evitare la somministrazione di pane e biscotti agli uccelli acquatici.
Ciò nel quadro di una più ampia campagna di informazione per la tutela della fauna del lago di Garda che coinvolgerà anche gli studenti delle scuole locali e tutta la città. Saranno infatti realizzati una serie di cartelloni che verranno affissi in punti nevralgici della città ed in luoghi pubblici di forte passaggio, manifesti per i commercianti e, naturalmente, cartelli lungo il lago e sulle spiagge.
Speriamo che ciò serva anche a mitigare l'ingiustificata intolleranza di una parte della popolazione rivierasca verso gli uccelli acquatici ed i cigni in particolare, accusati di invadere spiagge e vie cittadine, sporcando l'acqua e disturbando i bagnanti.
Raccolta funghi per uso personale: aboliamo permessi e patentini!
I funghi sono una componente importante dell'ecosistema, un frutto
prelibato che la natura ci regala. Crescono spontanei nei boschi e
fanno la gioia dei raccoglitori. Ma ciò che la natura regala,
qualcuno vuol farcelo pagare. Già da alcuni anni infatti,
complice una legge nazionale che andrebbe rivista comuni, province,
regioni, comunità montane, hanno cominciato a legiferare,
regolamentare e soprattutto tassare la raccolta dei funghi. Una tassa a
nostro avviso immorale, pericolosa e controproducente. Alcuni poi,
forse pensando che una non bastava, hanno pensato bene di introdurne
un'altra, chiamandola patente per la raccolta funghi. E così
oggi sono le tasse ed i regolamenti che "crescono come i funghi..." .
Nelle intenzioni ufficiali dei legislatori le patenti dovevano servire
un duplice scopo: tutelare i raccoglitori, costringendoli a seguire
corsi per imparare a distinguere i funghi commestibili da quelli
tossici o velenosi ed i funghi stessi, limitando il numero dei
raccoglitori. In realtà sostenere un esame per ottenere il
patentino che abiliti alla raccolta non favorisce né i funghi
né i raccoglitori, ma si traduce solo in un'ulteriore tassa da
pagare, e forse in realtà era questa l'intenzione vera dei
legislatori. I casi di intossicazione o avvelenamento da funghi sono
talmente rari da non giustificare l'introduzione del patentino e
comunque non è certo una patente a ridurre gli incidenti. Contro
la stupidità non c'è rimedio o patente che tenga. Nei
boschi crescono funghi e bacche di ogni tipo, alcuni commestibili,
altri no. Nessuno gira per boschi ingurgitando qualsiasi bacca capiti a
tiro, e lo stesso vale per i funghi. Tutti sanno, almeno per sentito
dire, che esistono bacche e funghi velenosi. Coloro che non lo sanno
probabilmente non sanno nemmeno che le bacche del tasso sono velenose.
Vietiamo loro di girare per i boschi o introduciamo un patentino anche
per le bacche?
I permessi invece parlano chiaro: vuoi raccogliere
funghi? Devi pagare! Una vera e propria tassa che in futuro potrebbe
essere estesa a more, lamponi, fragole e mirtilli, alle castagne e
chissà cos'altro. Già oggi in alcune località la
raccolta di frutti di bosco non è più libera. Non
è detto poi che i funghi in realtà ci siano. Paghiamo
l'ipotesi di raccoglierli. Se non troviamo nulla avremo fatto, a caro
prezzo, una gita nel bosco. In sostanza potremmo dire che paghiamo per
passeggiare nel bosco e i funghi, se li troviamo, sono compresi nel
prezzo. Patenti e permessini, con tutto il proliferare di regolamenti
vari che li accompagnano, oltre ad alleggerire le tasche dei
malcapitati raccoglitori, contribuiscono a burocratizzare la nostra
vita nel periodo delle vacanze, in cui proprio della burocrazia ci
vorremmo scordare. Inoltre, forse per semplificare le cose, in certe
zone si è pensato bene di fare pagare i permessi al comune di
raccolta, con differenze anche notevoli di tariffe e regolamenti anche
fra comuni confinanti. Ma come può un malcapitato raccoglitore
non residente, un turista, riconoscere nel bel mezzo di un bosco i
confini comunali? La cosa grave è che tutto ciò si
traduce in una ulteriore limitazione della libertà di accesso
alle risorse naturali, libertà che ormai, nella nostra ottusa,
totale indifferenza, viene sempre più limitata.
